Sito Ufficiale del Comune di Santa Cristina Gela
(Continua)...di enfiteusi in enfiteusi...
Tale lotta vide le due comunità albanofone - Piana e S. Cristina - in profondo dissidio, pur se in rapporto di stretta parentela, che le vedrà attestate su posizioni diverse rispetto alle lotte contadine di fine sec. XIX e alla maturazione della coscienza civica.
Per Piana, soprattutto, fu difficile ricavarsi un territorio comunale ben definito all'interno dell'ex stato di Monreale. Essa tentò di accaparrarsi terre di incerta giurisdizione feudale, che S. Cristina riteneva dovessero far parte del proprio territorio comunale.
Il tentativo di espansione dei Pianioti verso i territori a est degli antichi feudi di Merku e Aidingli è già registrato ai primi del sec. XVII.
Merku e Aidingli, già territori della città di Jato, erano stati donati alla Chiesa di Monreale da Guglielmo il Buono (1182) e poi, dall'arcivescovo del tempo, concessi agli Albanesi del 1488.
Ancor prima nel territorio limitrofo il gram conte Ruggero aveva ricavato una dotazione per l'arcivescovo di Palermo comprendente i feudi di Valle Fico, S. Cristina, Pianetto e Tur-diepi: i due ultimi confinanti con un parco, oggi Parco Vecchio, citato nel Rollo di Monreale.
Un tratto del confine tra le due enclave era ed è segnato dal ramo destro del Belice. Proprio questo confine avrebbero forzato gli Albanesi di Piana se tra le richieste di restituzione avanzate dalla Mensa arcivescovile di Palermo, in occasione delle regia sacra visita del 1604, troviamo un diritto di 30 salme di terre del feudo di S. Cristina perché occupate da greci del contado.
E' possibile ipotizzare che la concessione in enfiteusi del feudo di S. Cristina agli 82 agricoltori di Piana, nel 1691, venisse a sanare la situazione di fatto oltre a innovare rispetto all'uso già invalso di affitti annuali o pluriennali dei feudi arcivescovili. Inoltre la presenza arbrëshe nel feudo di Pianetto è attestata negli atti della regia sacra visita del 1741. Vi troviamo infatti un Francesco Borgia e un Antonio Petta, cittadini di Piana, quali affittuari del diritto di legnare.
Del resto, la marcata e antica presenza albanese ci viene tutt'oggi testimoniata dalla toponomastica rurale che, minore negli altri territori arcivescovili poi entrati a fare parte del territorio borbonico, per l'ex feudo di S. Cristina è tutta albanese pur conservando, in parte, quella araba precedente.
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